il mio mondo

Mosca

Москва..amore e odio. Eh già, una volta non mi è bastata, la memoria ha deciso di non collaborare, ed io mi ritrovo di nuovo qua. Rassegnarsi, è l’unica soluzione.

Il clima è pessimo. L’altra volta avevo lasciato a metà il mio settembre, l’estate stanca e l’autunno che si preparava, fresco e biricchino. E n cambio mi ero ritrovata in un autunno avanzato..certo più freddo, ma almeno era colorato. Gli alberi iniziavano a spogliarsi, ma le foglie erano svolazzanti fiammelle di colore. L’erba era ancora verde e qualche fiore ancora si vedeva. L’apprezzavo tre anni fa, certo, ma ancora di più l’apprezzo oggi che, al posto di quella stagione viva, c’è solo desolazione .

Ho lasciato la primavera scalpitante, l’erba che rinverdiva, i fiori che iniziavano a far capolino, gli alberi che tornavano alla vita, gli uccellini in festa e l’aria frizzante. Tutto questo ho lasciato e cosa ho avuto in cambio? Grigiore. Tutto è grigio, desolato.Le strade, gli edifici, le persone, il cielo, la neve che si scioglie agli angoli. La temperatura è bassa, di tanto in tanto scende la neve (ma nemmeno lei mi è cara, a casa la neve era calma, pacifica, copriva tutto di bianco e, almeno per un po’, tutto rallentava, coperto dal candido manto, ma qua no, la città frenetica di certo non rallenta per un po’ di neve, tutto rimane frenetico, indifferente). Il cielo si è dimenticato dell’azzurro, anche quando il sole ci onora con qualche raggio il cielo rimane grigio.

Rosso non è il colore di Mosca…lo è il grigio.

Ok, ok, con il sole un pochino si fa perdonare. I colori tornano sulla città ed è ovunque uno scintillio d’oro. Le infinite cupole a cipolla fanno capolino ovunque, anche nei posti più impensabili, seminascoste, semisepolte dai mostri architettonici. Soffocate dal cemento e dallo smog, immerse nell’indifferenza e nella fretta, loro imperterrite continuano a spargere il loro luccichio dorato tutto attorno (e sì che qua è importante la ricchezza dell’anima, non come in occidente dove importa solo la ricchezza materiale..eppure oro e chiesa anche qua vanno a braccetto…). Sotto il sole anche gli enormi palazzi dai colori sgargianti fanno meno tristezza, sembrano meno soli, non danno più l’impressione di essere bambini chiassosi dimenticati dai genitori, e sembrano quasi sorridere all’incessante tichettio dell’indaffarata umanità che scorre accanto a loro.

Alla fin fine però che il cielo si grigio o sia azzurro, che ci siano i fiori o che la neve stia ancora sciogliendosi in patetici mucchi cinerei, tra gli edifici che sono impensabili costruzioni da incubo o negli immensi parchi un po’ di tristezza permane, tristezza per una città che ha maltrattato, ha tradito e ha cancellato la sua storia, e le uniche tracce di storia viva, persistente, che ancora si respira è quella del comunismo, che si vede scritto nella maggior parte dei mostri architettonici che incombono su tutto, cercando di gettare la loro ombra il più lontano possibile, nelles trade e nell’enormità che, invece di far sentire libera l’anima, la fa sentire ancora più ingabbiata.

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