il mio mondo

Archivio per settembre, 2011

LETTURE!!!! IL SEME DELL’EDERA.

“Un’anziana signora arriva nella valle, destando la curiosità dei coloni. Sembra solo di passaggio, ma in realtà è tornata per cercare i sogni perduti. Due giovani del borgo, disorientati dal mondo moderno, si rivolgono a lei con la speranza di scoprire i segreti dell’antico amore.

La nonna, così la chiamano, non ha tutte le risposte ad un argomento così complesso, pensa allora di aiutarli raccontando loro una storia. E’ la storia di Bruno e Margherita:due ragazzi che si amarono con coraggio e che lottarono per sfuggire alla malvagità di chi, per invidia e malizia, li voleva separare. Era un’estate calda e afosa, ma d’improvviso si scatenò un uragano che scosse la vita nel piccolo borgo di provincia e in tutta la valle. Quando infine la tempesta si placò, non rimasero che lacrime e vergogna. L’autore ci regala questo avvincente romanzo in cui si respira tutta la forza e l’incanto dell’amore.”

Chi vorrebbe leggere un libro basandosi su una quarta di copertina così? Beh, io no. (Non è il mio genere, e non mi invoglia minimamente ad approfondire, anche se scrivere le quarte di copertine dev’essere una cosa veramente difficile).

Ciò che rende speciale questo libro non è tanto la storia quanto il mondo che descrive e il suo stile. Se bastasse una storia a far bello, meritevole di esser letto (e perché no?  Meritevole di essere comprato) un libro, allora i libri “brutti” sarebbero in via d’estinzione, e, invece, non è affatto così. ( “libro brutto” è una definizione alquanto impropria e decisamente troppo vasta che per me indica tutti quei libri che sono stati solo perdite di tempo, che non mi hanno lasciato assolutamente nulla, se non schifo o irritazione, che sono scritti (o tradotti) male, magari pieni di pretese ma espressivi come una lampadina, insomma..penso di aver reso l’idea), comunque, riprendendo le fila del discorso la storia non è sufficiente, il libro ci deve coinvolgere, ci deve interessare, incuriosire, deve spingerci a girare pagina e ci deve accogliere fra le sue pagine.

E poi, prima di vagare troppo, la quarta di copertina mette l’accento unicamente sull’amore, ma questa (a mio avviso) non è solo una storia d’amore, ma una storia di PERSONE, persone vere che vivono e che, proprio per questo, sentono, provano delle emozioni, e sono proprio le emozioni e, ancora di più, i sentimenti a farla da padrone. Non è solo una storia d’amore, ma anche di odio, di dolore, di gioia, di riscatto, di sofferenza e di speranza. La gamma dei sentimenti umani, dei modi di essere e di sentire, è qui ampiamente descritta, con una profondità e un’acutezza straordinarie.

Questo libro mi fa venire in mente,per certi versi, la canzone “Samarcanda” di Vecchioni che con un ritmo allegro ci racconta una storia triste:infatti, indipendente dal finale, la storia è un incubo, non nel senso di esperienza onirica(anche se sono presenti elementi del “fantastico”), ma nel senso non letterale: è un incubo, un inferno, un pozzo buio, eppure la storia è raccontata con “lievità”, se mi si passa il termine, perché il tono generale non è dominato dall’angoscia, leggendo non ci sentiamo oppressi dal grigiore, dalla tristezza e dal dolore (anche se, arrivati alla fine la depressione c’è eccome), è come se l’autore volesse ricordarci che accanto a tutto il dolore c’è pur sempre la vita. Inoltre, scelta insolita di questi tempi, ma sentitamente apprezzata dai lettori, è il fatto che l’autore non usi espressioni truci, violente, non cerca di essere d’effetto shockando i lettori (niente scene “splatter”, niente violenza gratuita e trovate sensazionalistiche similari) perché riesce benissimo ad essere efficace con la sua scrittura pacata e, in un certo senso, intima. Il suo sguardo acuto e profondo sul dolore umano è sufficiente e non ha bisogno di ricorrere ai pesanti ed abusati clichè che in origine potevano anche shockare ma che oggi annoiano e basta.

E’ un libro da leggere lentamente, a piccole dosi…lentamente perché abbonda di descrizioni,e le descrizioni, si sa, rallentano la lettura, ma sono descrizioni veramente belle, poetiche, che ci coinvolgono e ci fanno davvero vedere quello che l’autore ha in mente; a piccole dosi perché di tanto in tanto una boccata di aria fresca ci vuole (o almeno, io ne ho avuto bisogno).

Ma ciò che più mi ha colpito, ciò che mi ha veramente convinto a continuare la lettura e a finire il libro (lettura che, devo ammettere, ho apprezzato molto anche se molto mi ha colpito…[e in questo caso magari avrei preferito non rimanere così colpita..]) è stata la descrizione del dolore, della sofferenza. Questi sentimenti sono veri, profondi, così come i personaggi che popolano le pagine di questo romanzo.

Alla fin fine è un libro che merita di essere letto.

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AHHH….L’AUTUNNO!

Ha messo chiome il bosco d’autunno.
Vi dominano buio,sogno e quiete.
Nè scoiattoli,nè civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell’autunno
entrando dentro quando cala il giorno
si guarda intorno bieco con timore
cercando in esso trappole nascoste.
(B.Pasternak)

La terra si veste

del giallo delle foglie

in autunno.

Il vento

raccoglie i sussurri

dei trepidi uccelli

e gioca

coi rami avvizziti

che additano il cielo.

Ho visto danzare

sul mare

tanti pezzetti di luna.

 

A. Russo

Evviva evviva evviva!! Da ben tre giorni è autunno!!!! Quindi…evviva evviva evviva!!!
e si…da ben tre giorni…perchè l’autunno inizia il 23 settembre e non il 21!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

PICCOLO AGGIORNAMENTO METEO!

Finalmente!!!!
Oggi sembra una vera e propria giornata autunnale. Dopo la giornata di ieri che si è tenuta in sospeso fino al tardo pomeriggio, quando mi ha regalato uno splendido temporale che ha rinfrescato l’aria e ha pulito l’orizzonte, oggi sembra davvero autunno. La giornata è splendidamente grigia, umidiccia, ha piovigginato questa mattina e ora è tutto meravigliosamente fresco e bagnato, sotto un cielo di una splendida sfumatura grigia.
Purtroppo non posso seguire il mio progetto di spaparanzarmi con il libro prescelto perchè siamo in due posti diversi (sigh..) ma poco importa…recupererò alla prima giornata autunnale nell’altra città.
Ma almeno…sta arrivando davvero l’autunno!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


E OGGI TOCCA A..”L’EVOLUZIONE DI CALPURNIA”

“L’evoluzione di Calpurnia” di Jacqueline Kelly è il fortunato vincitore di oggi!! (manco fosse un concorso a premi…ma andiamo avanti)

“Nei prati riarsi della calda stagione texana, Calpurnia non può fare a meno di notare che le cavallette gialle sono molto, molto più grandi delle cavallette verdi. Perché? Sono di due specie diverse? Calpurnia ha sentito parlare del libro di un certo Darwin, in cui si spiega l’origine delle specie animali. Forse può trovare quel libro nella biblioteca pubblica? Sì, ma la bibliotecaria non glielo vuole mostrare. Poco male, quel libro si trova anche a casa sua: nello studio del nonno, il libero pensatore della famiglia. Accompagnata dal nonno e dal libro proibito, Calpurnia riuscirà a scoprire i segreti delle diverse specie di animali, dell’acqua e della terra. E scoprirà anche se stessa.”

Bene, questo tanto per dare un’idea generale, prima di iniziare a sproloquiare come mio solito..Inizio col dire che questo libro mi è piaciuto,  è un libro leggero e innocentemente disarmante.

L’inizio non è stato dei migliori, ho iniziato a sfogliarlo senza troppo interesse, non mi diceva niente di che, l’inizio era abbastanza lento e per nulla interessante, o almeno, così mi sembrava, ma potrebbe tranquillamente essere che ero io a non essere in umore, quando l’ho iniziato ero svogliata, poco interessata, insomma non era giornata, e anche se lo stile era scorrevole non mi catturava.

Quale che fosse il reale motivo (malumore mio o inizio effettivamente lento) non ha molta importanza, anche perchè procedendo nella lettura pian piano mi sono appassionata, continuando a leggere le avventure di questa ragazzina, e la sua crescita (in fondo, in un certo senso, si potrebbe parlare di romanzo di formazione, alla fin fine non sarebbe nemmeno troppo fuori luogo, come definizione). Insomma, continuando nella lettura svogliata arrivo al punto in cui la piccola protagonista “conosce” suo nonno,e allora..magia, le pagine si sono girate praticamente da sole, mentre con un sorriso in volto ho seguito pagina dopo pagina le avventure di Calpurnia, le sue scoperte, le sue gioie, e anche le sue disavventure, ansie e preoccupazioni. Sarà che mi era passato il malumore, o sarà che è stata la magia del libro a catturarmi, poco importa, da lettrice apatica mi sono trasformata in una divoratrice di parole scritte. 
Devo anche ammettere che nella protagonista un po’ mi ci sono riconosciuta, non tanto per il suo amore per la scienza (che io ho sempre odiato, ma pazienza, odio che è iniziato alle medie, quando la professoressa di scienze, che,purtroppo era anche quella di matematica, mi spaventava tantissimo (anche se c’è da dire che dopo di lei non ho mai più avuto paura di nessun’altra professoressa, o professore, cosa utilissima alle superiori quando tutte le mie compagne erano terrorizzate dalla professoressa di inglese, ed io invece continuavo beatamente a vivere nel mio mondo, tranquilla e indisturbata…che gioia! ) comunque..torno alla professoressa di scienze, non era cattiva ma era severissima e precisa fino all’inverosimile, quindi già scienze non mi piaceva di suo, con una professoressa del genere alla fine l’ho odiata (la scienza, non la professoressa) .

Odio che mi ha seguito alle superiori, anche se lì ho cambiato professore ad ogni anno, e nessuno era mai molto interessato ad insegnare veramente, cosa con cui io ero decisamente d’accordo…il mio preferito era il nostro professore di scienze in seconda, quell’anno la materia era “Scienze della terra” e noi eravamo la sua prima classe, 23 ragazzine a cui non interessava una beatissima mazza di quello che lui aveva da dire, e dato che lui non era minimamente in grado di tenere una classe e noi lo sapevamo (le ragazzine, i ragazzini, sono infidi e approfittatori..)e nelle sue ore regnava l’anarchia più totale mentre lui faceva lezione a due persone, due e soltanto due, tanto che, visto che quell’anno ogni settimana ruotavamo di posto, scambiandoci le file, lui inseguiva le sue due “protette” per tutta l’aula, facendo lezione solo al loro banco, lasciando noialtre libere di fare qualsiasi altra cosa..mi ricordo ad esempio di aver insegnato a giocare a scala 40 alle mie compagne di banco e poi eravamo passate agli scacchi, ma ci abbiamo rinunciato dopo due lezioni dato che a una delle mie compagne le regole non entravano in testa, e poi..fare canestro nel cestino era più divertente..(ora, a parte le ore di quel malcapitato di solito io e le mie vicine eravamo ragazze tranquille, del tutto assenti dalla classe, ma non casiniste, giusto per amor di cronaca) e un altro ricordo di quell’anno è stato un dialogo che ho avuto con mia madre mentre stavamo andando a parlare ai professori (si, andavamo sempre in coppia) in cui io mi lamentavo dell’assoluta inutilità del dover studiare le pietre, i vulcani e le conformazioni rocciose (e no, i miei lamenti non servivano a coprire brutti voti, tanto per chiarire) e la sua risposta fu illuminante, e adorabile, ” Beh, se un tuo paziente(all’epoca accarezzavo l’idea di diventare psichiatra) ti raccontasse che ha intenzione di, o ha ucciso qualcuno con una pietra tu saresti in grado di fargli domande pertinenti e magari sarebbe anche utile per capire cosa ha fatto veramente, no?” Questa è mia madre, semplicemente disarmante… non ho ancora capito se per natura o per autodifesa, rispondere così a volte può essere l’unico modo per farmi tacere, sia anche per pochi preziosi secondi, ora comunque la smetto di divagare e ritorno a parlare di Calpurnia..quindi dicevo, mi identifico con lei non tanto per l’amore per la scienza..) ma per i suoi pensieri, le sue ansie (e direi che è anche una cosa abbastanza normale), anche se il massimo è stato quando ho letto questa frase

“”Un giorno avrei posseduto tutti i libri del mondo, scaffali e scaffali pieni. Avrei vissuto in una torre di libri. Avrei letto tutto il giorno mangiando pesche. E se qualche giovane cavaliere con l’armatura avesse osato passare sul suo bianco destriero e mi avesse implorato di calargli la treccia, lo avrei bersagliato di noccioli di pesca finché non se ne fosse tornato a casa.”” 

Ed è stato un colpo di fulmine!

Anche se questo libro sembra, come tutti quelli che sto leggendo in questo periodo, complottare contro di me, perchè il libro si conclude con una splendida nevicata, paesaggi imbiancati e la meraviglia di vedere tutta quella neve, mentre io sono qua che continuo ad attendere che il tempo si decida a lasciar perdere l’estate ed inizi a vezzeggiare l’autunno…insomma fremo e scalpito perchè voglio l’autunno.

(L’altro giorno la mia coinquilina mi ha chiesto di accompagnarla in giro, specificando che sarebbe andata in libreria, e la mia risposta è stata ” Va bene, ma non farmi comprare niente”, quando è stato il momento di partire, ci stavamo mettendo entrambe le scarpe, lei mi dice “Lascia a casa il portafoglio”, sguardo confuso da parte mia e la replica “E perchè? e poi mi serve!” (breve discussione sul perchè mi servisse il portafoglio, che ora a voi risparmio) poi lei esce fuori dicendo “Beh, ricordati che non devi comprare libri, e poi prima devi leggere gli arretrati!” Al che il mio sguardo si svuota “Arretrati?? E cosa c’è di arretrato” E lei, semi-offesa, indica il comodino,il mio, su cui c’è una pila pericolante di libri, ed indica quello in cima, regalo di compleanno da parte sua e dell’altra mia coinquilina “Ah, ma quello non è un arretrato! sta lì in attesa del primo giorno di pioggia, mi approprierò del divano, coperta, finestre spalancate e leggo!” il tutto detto gesticolando ampiamente,per illustrare meglio la mia grande idea, e col tono di chi sprizza entusiasmo da tutti i pori..lei ha fatto una faccia strana, poi ha sospirato, ha scrollato la testa, come a rassegnarsi, e ha concluso “Hmm…ma niente libri!” Ormai anche lei ha capito che sono una causa persa… ma ciò non toglie che io stia ancora qua ad aspettare l’autunno!!! )


PUBBLICITA’ 2. GESHWA OLERS E IL VIAGGIO NEL MASSO VERDE.

Ebbene sì, un’altra encomiabile iniziativa!  “Geshwa Olers e il viaggio nel Masso Verde” di Fabrizio Valenza.

“Dov’è che Nargolìan sta portando il suo amico Geshwa, nel cuore della notte? Luci magiche si sono accese sulla Palude di Sobis! La strada si fa impervia ma quando giungono in cima alla collina l’orizzonte anziché aprirsi si chiude. Sopra le loro teste il cielo si è fatto nero – corvi – e sulla Palude di Sobis, in mezzo alle rovine della città abbandonata, una enorme brace lancia lapilli e lingue di fuoco verso il cielo. Il regno di Grodestà è in pericolo. La Palude è sotto il malefico incantesimo dei Maghi. La salvezza è lontana. Oltre il bosco, al di là del Masso Verde. Insieme a suo padre, Geshwa si mette in cammino. Incontrerà orchi e streghe, donne-serpente e uomini di argilla, gnomi, maghi e saltimbanchi. Avrà visioni e incubi, correrà pericoli indicibili, riceverà minacce e subirà maledizioni, farà scoperte a cui nessuno sembra disposto a credere. Capirà la bellezza dell’amicizia e il significato del dolore.

Il primo capitolo delle avventure di Geshwa Olers, il guerriero di Passo Keleb.
Avventura, fantasia e magia si incontrano per la prima saga interamente ispirata a leggende e storie italiche e mediterranee.”

L’autore di “Geshwa Olers e il viaggio nel Masso Verde” permette di scaricare gratuitamente l’ebook del suo libro, questo è il primo di una serie, ma secondo il progetto (a quanto ho capito) dal 1 ottobre sarà possibile scaricare anche il secondo volume della serie. In ogni caso, un’iniziativa davvero apprezzabile.

Informazioni più dettagliate sull’iniziativa si possono trovare qua : http://www.geshwaolers.com/

Mentre l’ebook è possibile scaricarlo da qua: http://www.feedbooks.com/userbook/22293/il-viaggio-nel-masso-verde

Ora… ribadisco per un attimo il fatto che sia una cosa davvero apprezzabile (insomma..lo è!!!) e questa volta il libro l’ho anche letto prima di scrivere il post (prima o poi leggerò anche l’altro che ho pubblicizzato..promesso!) quindi ne posso parlare tranquillamente.

Il libro è veramente piacevole, la storia è interessante e coinvolgente, e lo stile è scorrevole, leggero, ci fa girare le pagine una dopo l’altra senza neanche accorgercene. Insomma siamo presi dal viaggio di Geshwa, e lo seguiamo avidamente, curiosi di sapere cosa gli succederà. Io non vedo l’ora di sapere come continua, e sono anche tremendamente curiosa di sapere cosa ancora non ci è stato detto sul passato (o forse sarebbe meglio dire “sulla nascita”) del nostro protagonista, in pratica sono qua che friggo perchè voglio sapere.. e mi tocca aspettare!!! Accidenti, la curiosità a volte è proprio una brutta bestia..

Avrebbe potuto esserci un glossario, anche se mi pare che nell’ultima edizione (non quella ebook, ma ehi! non si può mica pretendere troppo!!) ci sia..e una volta tanto mi piacerebbe proprio vedere un glossario, o un appunto al calendario, o simili, all’inizio del libro, invece che alla fine, a me sembra una cosa molto più naturale scegliere l’inizio del libro che non la fine, ma a quanto pare è una cosa che pare naturale solo a me..( ma, detto tra noi, la cosa ha smesso di stupirmi già da un po’..)

E poi…e poi il clima!! Io sono qua che scalpito perchè dovrebbero arrivare le avvisaglie dell’autunno e invece si muore dal caldo, sono qua che scruto il cielo in cerca di nuvole minacciose, e l’unico motivo per cui non mi sono ancora messa a fare la danza della pioggia è che potrei sbagliare qualcosa e condannarmi ad un’estate infinita (e, sinceramente, non voglio proprio correre il rischio!!!! ) e invece nel libro pioggia, nebbia, l’aria fresca, e l’estate che finisce per lasciare posto all’autunno-inverno. Certo, il libro non ne ha colpa, ma ogni poche pagine io sbuffavo ed osservavo il cielo speranzosa, ma niente…nè una nuvola, nè un po’ di nebbia, solo questa deprimente estate tardiva! Non è giusto..ecco! Ma almeno mi sono potuta crogiolare nelle descrizioni che l’autore faceva del clima..meglio di niente, mentre attendo speranzosa.


RICORDI D’ESTATE

Per raccontare un’estate, sia anche solo un ,mese, non basterebbe nemmeno un libro, figuriamoci un post.. ma un po’ la nostalgia, un po’ la noia, un po’ (e questa è tanta) per la voglia di tornare là qualche scorcio posso anche mettercelo..
Non posso parlare della mia estate (che tradotto è:il mese d’agosto) senza parlare di mia cugina. Come se fosse l’unica, di cugine ne ho in sovraabbondanza, a mio parere sono anche troppe, non ci si raccapezza più (e no, ho una famiglia numerosa, ma nella norma, sono io che sono asociale), e comunque con la cugina in questione non sarei nemmeno cugina, insomma è una cosa alla lontana lontana, mio nonno e suo nonno erano cugini, di conseguenza non saremmo più cugine, ma dato che le nostre madri si riferiscono l’un l’altra definendosi cugine, così facciamo noi…ed in ogni caso è la prima che mi viene in mente quando penso alla parola “cugina”.

Comunque, ogni mese d’agosto io e lei diventiamo più o meno l’ombra l’una dell’altra, per un motivo o per l’altro dove c’è una c’è anche l’altra, 9 volte su 10. Solitamente lei è la mia spacciatrice preferita di musica, di novità, di città (per merito suo mi sono innamorata di Genova) e, come quest’anno, di libri. Dato che per una settimana abbondante di giorno vivevamo a casa mia e di notte a casa sua, mi ha fornito letture sufficienti per passare il periodo in cui alloggiavo da lei. Suo era “Sirena d’aprile”; “L’isola della paura” ; “L’ultimo distretto” (rilettura gradita); “Un ponte sull’eternità”; “Pornoromantica” (un titolo un programma… e questo era il regalo che io le ho fatto per il compleanno) e “Diario di scuola” (E questo è il libro che lei ha regalato a me).

Entrambe compiamo gli anni a settembre, ma dato che solitamente a settembre non ci vediamo (non abitiamo vicine, non  nella stessa città, non nella stessa regione) ad agosto arriviamo con il nostro pacchettino (puntualmente un libro scelto, più o meno a caso, tra quelli che l’altra vorrebbe leggere) e ce lo scambiamo con tanto di saltelli ed esclamazioni entusiastiche, il tutto condito con risate quando ci raccontiamo le avventure capitateci mentre acquistavamo il regalo in questione. Non ho ancora capito perchè, ma quando ci compriamo il regalo almeno a una delle due capita qualcosa di divertente, o esasperante, o comunque degno di essere condiviso.

Comunque, ciò che è memorabile, più dei libri che mi fornisce, delle canzoni, città, hobby che mi fa scoprire, è il fatto che lei sia l’unica che puntualmente riesce a farmi prendere degli infarti, un giorno o l’altro riuscirà a farmi ritrovare attaccata al soffitto, e la cosa peculiare è che non è intenzionale…(se riuscisse a capire come fare a spaventarmi con intenzione per me sarebbe la fine..e a lei verrebbe fatta una statua da parte del nostro gruppo…perchè quando mi annoio ho la fastidiosa abitudine di spaventare gli altri…fastidiosa sì..ma divertente!!). Quest’anno manca poco mi faceva ribaltare dalla sedia..e lei ha rischiato la stessa fine.

Silenzio profondo, giusto qualche uccellino che canta, mentre nel pomeriggio io e lei siamo nella mia cucina, intente a studiare, strano ma vero, tutte e due concentrate, tutte prese da quello che avevamo davanti agli occhi, quando ecco che.. le suona il cellulare..questa la sua suoneria, messa a tutto volume:

 

Insomma, niente da dire sulla scelta della canzone, ^_^, ma sentirla partire a sorpresa è infartante, e non solo per me, perchè tutte e due abbiamo fatto un salto degno di una ginnasta!!


IL VELO CHE RICOPRE LE TENEBRE e Viaggio a Konigsberg

Eccomi qua dopo aver finito i due libri arrivati grazie alla mia prima catena di lettura (evviva!!) Dunque..nell’altro post avevo detto che li avrei “recensiti”, quindi dopo averlo fatto sul sito apposito lo rifaccio anche qua..In fondo è il minimo..

Quindi..via con il primo libro…quello che è stato una gradita sorpresa perchè non mi aspettavo di ricevere: “Viaggio a  Konigsberg” e l’autore è  Gerardo Guerra.

“Negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, il giovane ingegnere polacco Nikolaj Michajlovicˆ si trasferisce a Königsberg, dove partecipa alla costruzione dell’immensa potenza militare tedesca. Il racconto si incentra sul conflitto psicologico del protagonista, combattuto tra gli occhi della bellissima Rosina e la violenza dei cannoni prussiani, tra la nostalgia per il proprio Paese e l’isteria collettiva che va crescendo in Europa, fino all’incontro con il proprio sé irredento, che ogni popolo e ogni uomo deve incontrare. Il cammino si snoda fino a quella tragica mattina di Sarajevo, quando l’Europa incontrò il proprio destino e l’arciduca Francesco Ferdinando la morte.” Questa la trama, ma c’è un ultimo racconto “Caligo”  a concludere il libro, su cui però non vi rovino la sorpresa, avvolto da un’atmosfera cupa e inquietante.

Questo è il primo romanzo dell’autore, e anche se il genere non è esattamente il mio preferito, non è stato tempo buttato via, ma un’ora abbondante trascorsa in modo abbastanza piacevole. In realtà il libro è permeato da situazioni oniriche, dove realtà, sogno, delirio si mescolano, e di solito questo per me non è certo un punto a favore, di solito i libri così li sfuggo, ma in realtà questo si lascia leggere, forse anche perchè non è un mattone di chissà quante pagine. Lo stile è scorrevole, molto usate le frasi brevi (che io adoro tantissimo, forse perchè io e le frasi brevi viviamo su due mondi completamente diversi, ci posso anche provare a scrivere così, ma basta che mi distragga un nano secondo, ed ecco che le mie frasi diventano interi poemi..non c’è mai stato verso, e continuerà ad essere così) e di tanto in tanto ecco spuntare fra la prosa sprazzi di poesia, una frase, o un paio di parole, che evocano immagini poetiche.

Per il secondo romanzo invece il discorso è un po’ diverso. “Il velo che ricopre le tenebre” invece è “fantasy” (lo metto tra virgolette perchè tra tutti i sottogeneri che stanno spuntando adesso io non mi ci raccapezzo per niente..) ed è decisamente il mio genere, quindi la lettura è stata sicuramente più piacevole.

“Cinque amici trovano un libro antico interamente composto da pagine bianche. Chi lo legge impazzisce. A chi apparteneva il libro? Indagini, streghe, inquisizione, roghi. E ogni tanto compare pure il diavolo. Un viaggio in una Praga magica. In una Padova sconosciuta ai più. In una Chioggia da scoprire. Tra verbali di processi per stregoneria realmente avvenuti e la leggenda delle streghe della Val Camonica.”

La prima cosa che ho detto quando ho finito questo libro è stata: “Voglio visitare Chioggia!” Le descrizioni che l’autore ne fa la dipingono come una città magica, una città interessante, da scoprire..insomma, a me ha fatto venire una gran voglia di andarci.

Detto questo posso proseguire.. lo spunto di per sè non sarà magari il massimo dell’originalità, ma il libro è piacevole e la storia avvincente, certo, non è esattamente il massimo, ma in giro si trova anche di peggio, perciò.. Lo stile è scorrevole, e i dialoghi sono strutturati come se facessero parte di un copione, e non di un romanzo, ma ciò non fa che agevolare la lettura, e il fatto che alcune parti siano in dialetto rende la lettura più accattivante, dandole un alone di colorito locale.

In comune con il libro precedente ci sono l’abbondanza di scene oniriche, che però data la storia non stonano affatto, e lo spuntare qua e là di poesia fra la prosa, come una piacevole sorpresa che la pagina ci offre. Inoltre ci sono molti riferimenti letterari, e vere e proprie citazioni, che aggiungono interesse alla storia, rendendo il libro un piacevole compagno per tutta la durata della sua lettura.

Tra l’altro è una piacevole sorpresa..ultimamente il fantasy italiano non sta attraversando un bel periodo, stampano libri dalle storie trite e ritrite, in cui a volte oltre all’immaginazione anche l’italiano diventa un optional, ma questo, per fortuna, non rientra in quella categoria. 

Per farla breve è stata una lettura piacevole, che mi ha tenuto compagnia durante la giornata. Evviva!