il mio mondo

LETTURE!!!! IL SEME DELL’EDERA.

“Un’anziana signora arriva nella valle, destando la curiosità dei coloni. Sembra solo di passaggio, ma in realtà è tornata per cercare i sogni perduti. Due giovani del borgo, disorientati dal mondo moderno, si rivolgono a lei con la speranza di scoprire i segreti dell’antico amore.

La nonna, così la chiamano, non ha tutte le risposte ad un argomento così complesso, pensa allora di aiutarli raccontando loro una storia. E’ la storia di Bruno e Margherita:due ragazzi che si amarono con coraggio e che lottarono per sfuggire alla malvagità di chi, per invidia e malizia, li voleva separare. Era un’estate calda e afosa, ma d’improvviso si scatenò un uragano che scosse la vita nel piccolo borgo di provincia e in tutta la valle. Quando infine la tempesta si placò, non rimasero che lacrime e vergogna. L’autore ci regala questo avvincente romanzo in cui si respira tutta la forza e l’incanto dell’amore.”

Chi vorrebbe leggere un libro basandosi su una quarta di copertina così? Beh, io no. (Non è il mio genere, e non mi invoglia minimamente ad approfondire, anche se scrivere le quarte di copertine dev’essere una cosa veramente difficile).

Ciò che rende speciale questo libro non è tanto la storia quanto il mondo che descrive e il suo stile. Se bastasse una storia a far bello, meritevole di esser letto (e perché no?  Meritevole di essere comprato) un libro, allora i libri “brutti” sarebbero in via d’estinzione, e, invece, non è affatto così. ( “libro brutto” è una definizione alquanto impropria e decisamente troppo vasta che per me indica tutti quei libri che sono stati solo perdite di tempo, che non mi hanno lasciato assolutamente nulla, se non schifo o irritazione, che sono scritti (o tradotti) male, magari pieni di pretese ma espressivi come una lampadina, insomma..penso di aver reso l’idea), comunque, riprendendo le fila del discorso la storia non è sufficiente, il libro ci deve coinvolgere, ci deve interessare, incuriosire, deve spingerci a girare pagina e ci deve accogliere fra le sue pagine.

E poi, prima di vagare troppo, la quarta di copertina mette l’accento unicamente sull’amore, ma questa (a mio avviso) non è solo una storia d’amore, ma una storia di PERSONE, persone vere che vivono e che, proprio per questo, sentono, provano delle emozioni, e sono proprio le emozioni e, ancora di più, i sentimenti a farla da padrone. Non è solo una storia d’amore, ma anche di odio, di dolore, di gioia, di riscatto, di sofferenza e di speranza. La gamma dei sentimenti umani, dei modi di essere e di sentire, è qui ampiamente descritta, con una profondità e un’acutezza straordinarie.

Questo libro mi fa venire in mente,per certi versi, la canzone “Samarcanda” di Vecchioni che con un ritmo allegro ci racconta una storia triste:infatti, indipendente dal finale, la storia è un incubo, non nel senso di esperienza onirica(anche se sono presenti elementi del “fantastico”), ma nel senso non letterale: è un incubo, un inferno, un pozzo buio, eppure la storia è raccontata con “lievità”, se mi si passa il termine, perché il tono generale non è dominato dall’angoscia, leggendo non ci sentiamo oppressi dal grigiore, dalla tristezza e dal dolore (anche se, arrivati alla fine la depressione c’è eccome), è come se l’autore volesse ricordarci che accanto a tutto il dolore c’è pur sempre la vita. Inoltre, scelta insolita di questi tempi, ma sentitamente apprezzata dai lettori, è il fatto che l’autore non usi espressioni truci, violente, non cerca di essere d’effetto shockando i lettori (niente scene “splatter”, niente violenza gratuita e trovate sensazionalistiche similari) perché riesce benissimo ad essere efficace con la sua scrittura pacata e, in un certo senso, intima. Il suo sguardo acuto e profondo sul dolore umano è sufficiente e non ha bisogno di ricorrere ai pesanti ed abusati clichè che in origine potevano anche shockare ma che oggi annoiano e basta.

E’ un libro da leggere lentamente, a piccole dosi…lentamente perché abbonda di descrizioni,e le descrizioni, si sa, rallentano la lettura, ma sono descrizioni veramente belle, poetiche, che ci coinvolgono e ci fanno davvero vedere quello che l’autore ha in mente; a piccole dosi perché di tanto in tanto una boccata di aria fresca ci vuole (o almeno, io ne ho avuto bisogno).

Ma ciò che più mi ha colpito, ciò che mi ha veramente convinto a continuare la lettura e a finire il libro (lettura che, devo ammettere, ho apprezzato molto anche se molto mi ha colpito…[e in questo caso magari avrei preferito non rimanere così colpita..]) è stata la descrizione del dolore, della sofferenza. Questi sentimenti sono veri, profondi, così come i personaggi che popolano le pagine di questo romanzo.

Alla fin fine è un libro che merita di essere letto.

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