il mio mondo

PICCOLE DISAVVENTURE LINGUISTICHE

Se già parlando italiano si verificano delle situazioni alquanto simpatiche ( diciamo che finisci piegato in due dal ridere, con i lacrimoni che scendono,  ma dire “simpatico” fa più fine…) quando ci si avventura nel campo delle lingue straniere le cose non possono che migliorare.

Ogni tanto mi piglia l’estro, e dico fermamente che dovrei imparare ad esprimermi, o per lo meno a scrivere, in inglese, lingua sempre utile, non si sa mai quando ti può servire, e che ha un sacco di vantaggi, a confronto con l’italiano, ad esempio, è una lingua molto più precisa. Quindi di quando in quando capito su un sito che, teoricamente, è pensato per persone che vogliono studiare una lingua straniera, e che ha il funzionamento, a grandi linee di una chat. Ovviamente ci si trova un po’ di tutto sopra, o meglio, ci si ritrova tutti i tipi possibili e immaginabili di persone. Un mio acquisto su questo sito, e all’inizio mi sembrava un acquisto ben fatto, è stata la conoscenza di un tipo africano, il cui stato di provenienza continua ad uscirmi di mente, è più forte di me, anche lui desideroso di imparare l’inglese. Quindi ci siamo scambiati i contatti per poter chiacchierare di tanto in tanto. Ovviamente qui riporterò i suoi, di strafalcioni, perchè i miei difficilmente li noto, ma prometto che se mi capiterà di accorgermene riporterò anche quelli. Per amor di cronaca.

Fatto sta che questo tipo immancabilmente apre la conversazione con questa splendida frase (ah, ultima premessa, lui è francofono, il che aiuta a spiegare gli strafalcioni) :” U miss me”. E a me immancabilmente viene da rispondergli “Che ci vuoi fare, ho una pessima mira!”(lo so, lo so, il mio senso dell’umorismo non è stato pervenuto, quindi rassegnatevi…) Ma tra che la traduzione in inglese è troppo sforzo, tra che lui non la capirebbe, perchè è giocata sulla traduzione in italiano della frase corretta, (e non questa, dato che le sue intenzioni sono quelle di dire “è un po’ che non ci sentiamo” o “Mi manchi” , anche perchè dopo il suo tentativo di convertirmi, se lo trovo online piuttosto mi sconnetto,e  quindi tra una conversazione  e l’altra passa del tempo, tanto tempo quando dipende da me) mi limito a chiedergli come sta, ignorandolo beatamente, e sghignazzando fra me e me (e forse anche accarezzando l’idea di usarlo come bersaglio per le freccette). Ma la cosa più bella che mi abbia mai scritto è stata quando, parlando delle sue condizioni di salute, che sono sempre critiche, ha sempre qualcosa, pover’anima, se ne è uscito con un “but it’s not grave” e dopo qualche minuto è tornato alla carica, rincarando la dose… “Sorry, i mean i’m not a tombstone, i’m a well”.  E siccome farmi partire per un viaggio mentale è cosa da niente, ho sghignazzato beatamente per cinque minuti buoni, persa tra immagini di tombe, lapidi e pozzi.

Evviva le lingue straniere!

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