il mio mondo

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31 AGOSTO

X AGOSTO:

San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.


Ritornava una rondine al tetto :
l’uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.


Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.


Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.


Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.


E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

 

di Giovanni Pascoli

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Una piccola perla…


31 LUGLIO

THE TIGER

Tiger! Tiger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?
In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare seize the fire?
And what shoulder, and what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when the heart began to beat,
What dread hand? And what dread feet?
What the hammer? What the chain?
In what furnace was thy brain?
What the anvil? What dread grasp
Dare its deadly terrors clasp?
When the stars threw down their spears,
And water’d heaven with their tears:
Did He smile His work to see?
Did He who made the Lamb make thee?
Tiger! Tiger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Dare frame thy fearful symmetry?
…di William Blake
traduzione di Ungaretti:
La Tigre
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare
la tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano?
Quale tremendo piede?
Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne
i terrori funesti?Chi l’Agnello creò, creò anche te?
Fu nel sorriso che ebbe
osservando compiuto il suo lavoro,
Mentre gli astri perdevano le lance
tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare
la tua agghiacciante simmetria?


30 GIUGNO

Tanto per cambiare un po’…. di Charles Baudelaire:

La vie antérieure

J’ai longtemps habité sous de vastes portiques
Que les soleils marins teignaient de mille feux,
Et que leurs grands piliers, droits et majestueux,
Rendaient pareils, le soir, aux grottes basaltiques.
Les houles, en roulant les images des cieux,
Mêlaient d’une façon solennelle et mystique
Les tout-puissants accords de leur riche musique
Aux couleurs du couchant reflété par mes yeux.
C’est là que j’ai vécu dans les voluptés calmes,
Au milieu de l’azur, des vagues, des splendeurs
Et des esclaves nus, tout imprégnés d’odeurs,
Qui me rafraîchissaient le front avec des palmes,
Et dont l’unique soin était d’approfondir
Le secret douloureux qui me faisait languir.

Traduzione presa dal web.

La vita anteriore

A lungo ho vissuto sotto ampi portici
che i soli marini coloravano di mille fuochi
e che grandi pilastri, dritti e maestosi
rendevano simili a grotte di basalto.
I marosi rotolando le immagini dei cieli,
mischiavano in modo solenne e mistico
i possenti accordi della loro ricca musica
ai colori del tramonto riflessi dai miei occhi.
È là che ho vissuto in calma voluttà,
tra azzurro, onde, splendori
e schiavi nudi che, impregnati di essenze,
mi rinfrescavano la fronte agitando palme,
e il cui unico scopo era di rendere più profondo
il segreto doloroso in cui languivo.


31 MAGGIO

E per la poesia di oggi… un altro autore romeno… uno dei miei preferiti (il che la dovrebbe dir lunga, ma dettagli…)

Ecco a voi “Lacustra” di George Bacovia

 

De-atătea nopţi aud plouând, 
Aud materia plângând… 
Sunt singur, şi mă duce-un gând
Spre locuinţele lacustre.
Şi parcă dorm pe scânduri ude,
în spate mă izbeşte-un val –
Tresar prin somn, şi mi se pare 
Că n-am tras podul de la mal.
Un gol istoric se întinde, 
Pe-aceleaşi vremuri mă găsesc… 
Şi simt cum de atâta ploaie 
Piloţii grei se prăbuşesc.
De-atătea nopţi aud plouând, 
Tot tresărind, tot aşteptând…
Sunt singur, şi mă duce-un gând 
Spre locuinţele lacustre.

Traduzione di Marco Cugno:

Da tante notti odo piovere,
Odo la materia piangere…
Sono solo, assorto nel pensiero
Delle dimore lacustri.

Mi vedo steso su fradicie assi,
Un’onda mi spinge alla deriva-
Sussulto nel sonno, incerto
Se abbia levato il ponte dalla riva.

Un vuoto storico si estende,
Mi ritrovo in tempi remoti…
E nella pioggia diluviante
Sento crollare i pesanti piloti.

Da tante notti odo piovere
Nel mio abbrividito attendere…
Sono solo, assorto nel pensiero
Delle dimore lacustri…”